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La casa

Quando si pensa a "casa" non si pensa solo ad un edificio, ma ad un contesto “animato” a cui sentiamo di appartenere, un porto sicuro a cui siamo ancorati da un senso di identità e di affetto: si può cambiare casa, ma il nostro modo di intendere "casa" non cambia.

La casa rappresenta, per moltissime persone e in modo particolare per noi Italiani, uno spazio privato, intimo e ricco di significati che spesso la rendono l’immagine riflessa della nostra identità psichica.

La forma degli spazi della casa, il modo di arricchirli parla in qualche modo della nostra “architettura interna”, dei nostri personali modi di stabilire confini e punti di contatto con il mondo esterno e con gli altri: mura, porte, finestre, divisori e stanze sono tutti elementi che, definendo architettonicamente l’abitazione, ridefiniscono lo spazio da indifferenziato a delimitato, fra un ambiente che diviene “interno” e quello “esterno”.

Per il vocabolario la parola "casa" indica ciò che fornisce riparo, un luogo coperto che va a proteggere/difendere dall’esterno, ma soprattutto, pone un confine fra un “dentro” e un “fuori”.

Le società primitive per lungo tempo hanno attribuito all’abitazione e al focolare un valore sacrale: attraverso le divinità domestiche (i Lari) cercavano di garantirsi la protezione della casa e della famiglia. Nella casa come luogo di vita e di crescita, trovavano significato i gesti semplici e profondi della famiglia: il rapporto con la natura e le sue stagioni, la continuità fra le diverse generazioni, l’accudimento dei bambini, il posto per i vecchi, la ritualizzazione del lutto, l’integrazione del diverso, i riti di iniziazione e socializzazione.

Ancora oggi, nonostante i grandi cambiamenti che hanno attraversato la società, nella casa si realizzano e si sviluppano i rituali familiari che ne descrivono il funzionamento e il sistema di valori. Con il trascorrere degli anni il legame con la casa si rinforza, fino a farla diventare una sorta di mappa del nostro essere intimo, allacciata ai ricordi, allo svolgimento della nostra vita, alla memoria dei nostri cari.

Dal punto di vista psicologico possiamo considerare la casa il nostro primo universo e spazio privilegiato per la definizione della nostra percezione di individui, al punto che il disegno della casa prodotto da un bambino fornisce elementi di valutazione della sua personalità; nella casa trovano posto i peluche dell’infanzia, i manifesti e i trofei dell’adolescenza, le foto dei figli che sono cresciuti e hanno trovato la loro strada fuori dalla casa dei genitori.

Per questo nell’anziano, un trasloco o un cambiamento di residenza può indurre stati di disagio psichico quali ansia, disorientamento, inibizione, per contro nel giovane lasciare la casa dei genitori porta con sé l’idea di crescita e indipendenza, mentre in generale traumi gravi possono essere determinati dalla violazione dello spazio della casa o dalla sua perdita causata da catastrofi naturali.

Nell’analisi dei sogni la casa viene considerata come la rappresentazione della personalità stessa del sognatore con i suoi confini (più o meno rigidi), i suoi ambienti e livelli (nel sogno la “verticalità” può esprimere livelli di consapevolezza di sé) l’atmosfera emotivo-affettiva che la caratterizza.

Tutti noi anche da svegli “sogniamo” la nostra casa e abitiamo case che esprimono aspetti non soltanto materiali, ma anche simbolici che esprimono significati emotivo-affettivi.

La casa può rappresentare un specie di estensione “architettonica” della nostra stessa pelle, un confine psichico oltre che fisico, mediante il quale non solo ci separiamo dall’esterno, ma preserviamo e ridefiniamo la nostra identità, al punto che spesso i cambiamenti esistenziali che modificano aspetti della nostra identità si riflettono o si accompagnano anche a profonde modificazioni dell’ambiente in cui viviamo attraverso lavori di ristrutturazione, arredi nuovi, o addirittura un cambio di casa.

Dott.ssa Loredana Agnello - Psicologa
http://www.studiopsicologia-ethos.com/